Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/169

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la scomunica 163


niccu e gli sorrideva come una fidanzata. Compagni in quell’ora di sventura, sarebbero d’ora in avanti compagni anche nelle ore di gioia: egli avrebbe finito col capire che dalla tettoia dei servi doveva passare alla camera del padrone!

Ella cominciava persino a sonnecchiare quando l’uomo lasciato in vedetta tornò.

— Il servo ha tardato perchè, dice, non volevano consegnargli i denari. Eccoli: sono mille e cinquecento scudi.

La donna palpitava. Dio sia lodato; la serva fedele le aveva salvato duemila lire delle novemila cinquecento nascoste entro il muro.

Fu ricondotta alla sorgente, ove il compagno aspettava, e ripresero il viaggio nella notte scura e tempestosa: i fulmini passavano come uccelli di fuoco rasente alla loro testa, illuminando a tratti l’altipiano che per l’ondulare dell’erba al vento sembrava un mare agitato; ma la donna si sentiva molto più lieta che nel bel mattino precedente; non aveva più dolori nè all’anima nè al corpo e proseguiva a far progetti per l’avvenire come una fanciulla al ritorno dalla festa.

— Ah, Juannì, cugino, l’abbiamo scampata bella! Come potrò compensarti per l’aiuto che mi hai dato? Ti compenserà il Signore! Parla, sei muto?

Egli taceva, cupo come la notte; ma a un tratto disse:

— Te l’avevo detto! Il trepiede! Ah, io non