Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/170

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164 la scomunica


ti accompagnerò più, d’ora in avanti. Va in ora buona!

— Ah, cugino Juannì, tua cugina Anna Farre non si muoverà più di casa sua, se arriva a tornarci! Mi basta questa sorpresa.

Ma un’altra l’attendeva, a casa sua, quando Vissenta le disse di aver consegnato a Juanniccu l’involto del denaro come l’avevano trovato nel nascondiglio.

— Egli ha insistito per averlo tutto.

Ma Juanniccu, messo a confronto con la serva, cominciò a battersi il petto coi pugni, scaraventò per terra la berretta e la calpestò, roteando gli occhi diventati feroci.

— A chi, a me raccontate queste cose? Come tu me lo hai consegnato, l’involto, così io l’ho dato al cinghiale. A me, a me raccontate queste cose; dopo quello che ho rischiato? A loro, ai cinghiali, andate a raccontarle!

Come schiarire il mistero? Chi, poichè di Vissenta non c’era da dubitare neppure lontanamente, chi, Juanniccu o il bandito, si era tenuto le duemila lire?

La vecchia zitella non parlò più con nessuno di quest’incidente, neppure col suo confessore al quale raccontò solo di aver ricorso alla maga.

Neppure con la serva fedele si sfogava, ma dentro l’anima sentiva un freddo e un buio come dentro il nascondiglio dei banditi. Seduta sul ballatoio filava e filava, come affrettandosi per ritessere la trama dei sogni e dei risparmi perduti, e non provava più mal