Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/215

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la volpe 209


— Non basta esser belli e buoni, per ottenere tutto quello che si vuole, buona donna mia!

E tornò su alla sua oasi, pensando a Zana e a tante cose del suo passato. Egli credeva d’essere stato bello e buono, in gioventù; eppure non aveva ottenuto nulla; non l’amore, non la fortuna, neanche il piacere. E vero, forse, che non li aveva cercati, aspettando che venissero a offrirsi spontanei a lui: e aspetta aspetta, il tempo era passato inutilmente. Ma da qualche anno a questa parte egli talvolta si sentiva preso da pazze ribellioni, e vendeva le sue terre e si dava a cercare affannosamente l’amore, la fortuna, il piacere. Un bel momento si accorgeva però che queste cose non si comprano e, vuotata la borsa, tornava a visitare i suoi pochi clienti, scherzava bonariamente con loro, passeggiava distratto e leggeva romanzi francesi.

Zia Lenarda, dal canto suo, convinta che la bellezza può ottenere tutto, visto che il dottore tornava tutti i giorni dagli Acchittu, sebbene il vecchio stesse bene, si rivolse a Zana.

— Daglielo tu, palma d’oro! Tutti si preparano per la tosatura: come posso far io che ho la roba affidata a mani estranee? Il dottore ti guarda con occhi grossi come le nacchere del mio fuso! E come non guardarti, luna mia? Se tu glielo dici, che domandi il permesso di Jacu, a te non dirà di no.

Ma Zana non prometteva: e quando il dottore, dopo il tedio di quelle lunghe giornate