Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/223

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la volpe 217


cos’è l’amore, che rende folli come quando si beve l’acqua dell’incanto.

Il dottore, infatti, stordito dal gran sole, seguì Zana fin dietro i rovi della fontana, e ancora una volta tentò di abbracciarla. Ella lo guardava coi suoi occhi simili a quelli della Regina di Saba, ma lo respingeva minacciando di versargli l’acqua del recipiente sul capo. Sempre così, fin dalla prima sera là accanto al muricciuolo del patiu; sempre la stessa storia; ella lo lusingava e lo respingeva, e tra l’ingenuo e il perfido domandava sempre la stessa cosa: un veleno.

— Bè, senti, Zà, ti contenterò; stasera verrò a casa tua e ti porterò una boccettina con la testa di morto. Bada di non andare in galera, però.

— È per la volpe, le ho detto! Sì, ma mi lasci, adesso; sente, viene qualcuno!

Infatti i rovi intorno alla fontana si scossero come per il passaggio di un cinghiale e Jacu apparve. Aveva il viso stravolto, sebbene fingesse di divertirsi a sorprendere quei due.

— Uh! Che fate all’ombra? È ora di mangiare, non di tubare....

— Tu hai più sete che fame, — disse Zana, ironica, sollevando il recipiente, — bevi, bello grande!

Ma Jacu si gettò disteso davanti alla sorgente a faccia a terra, e bevette ansando.

Il dottore rideva, durante il banchetto, mentre il parroco gli lanciava sul viso qualche briciola e faceva allusioni maliziose; rideva,