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292 i tre fratelli


per venire qui a far la paraninfa.... Ma ti dico e ti ripeto: gli uomini adesso mi fan dispetto, e quasi non serbo rancore alla sorte maligna che me li ha fatti conoscere. Essi mi vogliono, adesso, perchè ho la roba. Andate, impiccatevi!

Ma la paraninfa sorrideva per lo sdegno di Pauledda: si alzava, deponeva la tazzina, s’accomodava la cintura e il grembiale.

— Tu hai ragione, Paulè; ma se l’uomo fosse un ricco? Andria Maronzu, verbigrazia? Quello non sarebbe per la roba, certo.

Questo nome soltanto riusciva a placare il disprezzo di Pauledda per gli uomini. Un giorno ella completò le sue confidenze dicendo a zia Carula:

— Sì, quand’ero molto giovane pensavo a lui come al figlio del re: ma adesso anche lui per me è eguale a tutti gli altri: nè lui mi vuole nè io lo voglio.

Ma la donnina se ne andò stringendo le labbra sotto il lembo della benda: ricordava uno dei «contos d’Isoppo» portati spesso ad esempio da zio Felix il potatore, di una volpe che non voleva l’uva perchè non riusciva a prenderla.

Anche a casa sua ella parlava continuamente di Pauledda, della sua roba, delle sue doti di massaia, del suo disprezzo per gli uomini. I suoi figliastri spesso seguivano con attenzione i ragionamenti di lei; ma siccome ella aveva molta confidenza con loro e riferiva tutti i discorsi della sua amica, i giovanotti