Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/311

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l'ultima 305


che le fasciava la testa e il viso i suoi occhi verdognoli guardavano smarriti, lontani.

— Lu idites? Lo vedete, se non era per voi non mi alzavo dalla stuoia: ho la febbre che mi tormenta come un demonio.

— Perchè non è venuto tuo marito?

La donna trasalì.

— Verrà, verrà, non dubitate! Ma stamattina aveva da fare.... Lo ha chiamato il pretore, per l’affare della scomparsa di Grisenda, la malandata: a mezzogiorno non era ancora rientrato. Allora io, come spinta da uno spirito, mi sono alzata e son venuta.... Egli, Efis mio, aveva già preparato quello da portarvi. Ma che sole, zia Pattoi mia: la mia testa arde come un’incudine.

Si posò la mano scarna sulla testa, e raccontò di nuovo come era andato l’affare di Grisenda, una ragazza di fama equivoca scomparsa cinque o sei giorni avanti dal paese.

— Sulle prime dicevano: è andata al fiume a lavare e s’è annegata. Han frugato entro l’acqua, ma gli uomini si guardavano e ridevano, cercando.... Allora il pretore, che è un uomo di mondo, ha chiamato e interrogato tutti quelli che pare andassero dalla malandata. Anche mio marito, zia Pattò! Anche lui, alla sua età! Un uomo che è già anziano, che sta lâ sempre nell’orto a lavorare e non parla mai. Anche lui! Un uomo che pare non sappia se è in cielo o in terra. Quel pretore!...