Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/316

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310 l'ultima


— Ebbene, Efis? Che nuove nel mondo?

— Andavo.... Andavo di qui, in cerca di un amico.... Mia moglie è venuta, stamattina? Che testarda! Aveva la febbre, oppure è venuta. È stata molto, qui?

— Un attimo, Efis. Aveva la febbre. sì.

— Che v’ha detto?

— Nulla, uccellino mio!

— È testarda! Adesso ho visto che andava da pride Arras. Dio sa che diavoleria faranno. Se torna qui, voi che siete savia come i saggi antichi, fatele un sermone; ditele che viva in pace.... altrimenti.... altrimenti....

— Mondo, mondo, — disse la vecchia.

E l’uomo se ne andò, verso l’altra estremità del poggio, mentre ella ricordava le parole della moglie tradita:

— Adesso comincieranno le visite.... Verranno gli uomini.... e chissà che rumore.... che baldoria....

Riprese a filare, ma il filo scendeva giù tremolando. Ai suoi piedi vedeva allungarsi le ombre dei cespugli e in alto le nuvole andarsene verso il mare. Così, a un tratto, se n’era andata la sua pace: la donna e l’uomo le avevano col solo loro passaggio attaccato la loro peste di inquietudini.

Al tramonto si alzò, mise il fuso dentro, chiuse la porticina, cosa che non faceva quando era certa di trovarsi sola, e andò a pregare fra le rovine della chiesetta: di laggiù vedeva il profilo dei ruderi rosso al tramonto e ricordava l’incendio che aveva distrutto