Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/318

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312 l'ultima


notte si sentiva solo il soffio della tramontana che batteva alla stamberga facendo crepitare la siepe e scuotendo la porticina corrosa sotto cui si stendeva una frangia rossastra di luce: pareva il respiro affannoso della solitudine agitata dall’ira per la presenza del suo nemico — l’uomo.

Ma la vecchia lo considerava come un suo amico, il vento: il vento che precede le grandi disgrazie, che copre il cielo di nuvole rosse per annunziare le vicende di sangue, e che aveva fatto scappare persino il bandito di Orgosolo! Adesso la investiva tutta, dandole quasi un senso di gioia, e le pareva che scherzasse con lei, rubandole le scintille che scaturivano dall’acciarino; ma siccome il giuoco durava da un pezzo ella si volse stizzita e imprecò.

Corfu ’e istrale assu pè!

Come colpito dall imprecazione il vento sostò un attimo, l’esca prese fuoco e appena la vecchia l’ebbe avvicinata alla siepe, cinque fuscellini si accesero agitandosi come una piccola mano d’oro.

Ella andò a nascondersi dietro un avanzo di muro e vide due ali rosse palpitare, poi sbattersi sotto la siepe come quelle d’un uccello di fuoco legato al suolo che tentasse affannosamente di liberarsi. Quando potè farlo tutta la siepe diventò d’oro e la notte si riempì d’un soffio ardente e di una luce sinistra.

Allora una figura rossa e nera di donna par-