Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/107

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di strada e chi di lavandaia: uno aveva il padre in carcere, un altro la madre donna perduta. Con un sasso e una parolaccia si mettevano a posto; ma quello che più lo disprezzava non si poteva far tacere, no, perché quello era lui in persona.

Un avvenimento giù sotto la finestra lo distrasse.

Di là della strada appena finita si stendevano ancora i prati col gregge al pascolo, sebbene si fosse al confine della città. Il tramonto di marzo, con rosse nuvole dietro i mandorli fioriti, coloriva le cose. Faceva caldo, e nell’aria e nei prati c’era un senso di febbre come quella che nei fanciulli viene chiamata febbre di crescenza.

Il ragazzo dunque vide un piccolo agnello nero con le gambe ancora storte sbucare dalla siepe e aggirarsi smarrito nella strada rispondendo coi suoi belati infantili ai grossi belati del gregge: e dapprima agitò il fazzoletto che s’era strappato dalla testa, poi si sporse fischiando, infine scese di corsa nella strada.

Qualche cosa d’insolito accadeva nel prato. Il piccolo pecoraio, montato sull’asino che serviva di guida al gregge, correva di