Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/11

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La notte della befana la vecchia strega dopo il suo volo su Roma si scosse le vesti nel vento che imperversava potente e lasciò cadere sulla grotta la polvere della pestilenza che infieriva nella città.

L’uomo morì la sera dopo, sbadigliando per il gran sonno che finalmente placava il dolore delle sue ossa: e il bambino gli montò sopra, a cavallo, ridendo.

La madre non aveva neppur la forza di far cessare il triste gioco: accucciata presso le due creature parlava a entrambe sullo stesso tono, finché il bambino non le rotolò in grembo piangendo.

Lei non piangeva: pensava che si doveva seppellire il morto e non sapeva come fare, e quella preoccupazione superava ogni altra. Finché la sollevò l’idea di seppellirlo lei.

Due giorni e due notti rimase così a meditare. Il terzo si decise, poiché il cadavere cominciava già a decomporsi. Uscì e raccolse