Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/121

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E subito ella vide sé stessa abbandonata sul lettuccio e l’uomo che se ne andava in punta di piedi come per non svegliarla.

Non c’era tempo da perdere: chiuse la casetta dove viveva sola e mise la chiave sotto la porta come quando andava alla scuola. E via, lieve, lungo la riva del mare, senza lasciar orme neppure sulla sabbia: arrivò in tempo alla stazione e naturalmente salì in prima classe.

La mattina all’alba era nella capitale.

Non si sentiva stanca né aveva voglia di mangiare. Conosceva già la città perché c’era stata una volta in pellegrinaggio e un’altra volta per un congresso.

Durante il viaggio aveva stabilito bene il suo itinerario. E andò anzitutto in casa del re: ma qui l’aspettava la prima delusione: belle scale, belle sale, bei tappeti, e ufficiali e gente ben vestita: ma il re era alla guerra e la regina malata, stesa anche lei tranquilla e sofferente su un piccolo letto come la maestra del villaggio: solo che la finestra era chiusa e non si vedeva il mare.

Vediamo allora i giardini; bellissimi, pieni