Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/13

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i suoi occhi pietosi avevano già veduto l’aspetto stravolto della donna e la testa penzoloni del bambino. — Perché te lo porti appresso?

— Lui è morto da tre giorni. Non potevo lasciarlo con lui.

Quando la signora seppe tutto diede un grido e anche la scopa parve cadere svenuta.

Al grido venne il marito in pantofole e avvolto in una coperta fiorata come un mago d’oriente: ascoltò tranquillo la storia, poi disse alla moglie, che voleva mandarlo in giro per sistemare la faccenda:

— Fa una cosa; ci vai tu; io resto a casa e trattengo la donna.

E quando la moglie fu andata sollevò e mise a posto la scopa poi disse alla donna:

— Giacché siete qui pulite l’erba e mettetela a cuocere.

E lui se ne tornò a studiare.

La moglie sistemò il morto e i vivi: il bambino fu raccolto in un istituto per deficienti, la madre in un palazzo che ella non sapeva rassomigliare a quello delle fate perché nel crepuscolo della sua infanzia