Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/133

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guardano con occhi miti, quasi con umanità; vien voglia di salutarsi come esuli in terra straniera. E ad accrescere conforto, d’un tratto le lampade si accendono, misteriosamente, come per volere di Dio.

Ed è certo il volere di Dio che impone agli elettricisti di dare una tregua per quella notte.

L’avvenimento gli fece sperare di passare inosservato nella portineria invasa di serve che gridavano di meraviglia per il ritorno della luce; tuttavia egli vide gli occhi di tigre della portinaia fissarlo, mentr’ella pur lo salutava con deferenza, e appena fu passato la sentì che diceva:

— È quel pazzo avaro che sta dai giudii.

Allora si ricordò che ancora non le aveva dato la mancia, e anche se gliela avesse già data ella avrebbe parlato lo stesso.

Del resto è vero che i suoi padroni di casa sono ebrei: ecco perché se ne stanno quieti nella loro tana; quieti e un po’ melanconici, anch’essi esiliati lontani dalle loro terre di sole.

Nell’attraversare la terrazza rivide le donne piegate intorno al braciere; una di esse però, la più alta e la più bruna, s’era alzata e apparecchiava la tavola; e la tovaglia