Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/134

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era di un bianco luminoso sotto la lampada grande tutta accesa sotto il suo volante di merletto.

Il bambino stava presso la porta-finestra, coi suoi grandi occhi azzurri di gattino in agguato. Nel veder l’inquilino trasalì e cominciò a picchiar le unghie sui vetri, chiamandolo a nome.

Egli si volse: la donna che apparecchiava la tavola si volse anche lei. Era bella come un’ebrea della Bibbia, sebbene pallida e accigliata e quasi minacciosa.

Era l’unica persona della quale l’inquilino avesse realmente paura: poiché era la sua padrona di casa e poiché gli piaceva. Per paura si fermò, ai gridi del bambino che continuava a chiamarlo: per paura si scostò, quando la donna aprì la vetrata e gli domandò scusa.

Ma il bambino non lasciava sentire le parole di lei, tanto gridava sollevandosi sulla punta dei piedi e tirandole la veste.

— Diglielo dunque, mamma; e diglielo, e diglielo, e diglielo...

L’uomo aveva paura che qualche guasto fosse avvenuto nel suo appartamento. La donna s’era fatta rossa, mentre le altre s’alzavano tutte intorno al braciere. Ma d’un tratto egli vide un fenomeno simile a quello del ritorno improvviso della luce: