Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/15

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ebbra: allora lucidava e lucidava i pavimenti fino a vederci il suo viso; e nel suo viso rivedeva ancora la sua creatura e si chinava a baciarla.

La domenica però non le permisero di vederlo: aveva preso una malattia infettiva che già da tempo decimava i bambini dell’Istituto e lei dovette tornarsene a casa. Non parlò più, non mangiò più. Nel pomeriggio i servi andarono fuori. Solo il gran servo, il capo dei servi, vestito come un corvo e che del corvo aveva la faccia, passò nella solitudine del secondo piano ispezionando le vaste e grigie stanze dove di solito lavoravano gli operai che erano i visceri del palazzo e lo tenevano sano e sempre nuovo, e le cucine, i bagni, i corridoi, le sale misteriose chiuse come quella cento e una della casa dell’orco che chi l’apre ne vede il mistero e muore.

Vide da un uscio spalancato la donna seduta sul suo lettuccio, piegata su uno straccio che teneva in grembo, e le domandò se stava male.

— Voglio andar via — ella disse cercando di nascondere lo straccio che pareva una pelle di lepre.