Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/16

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Egli le si avvicinò allarmato.

— Perché? Che ti hanno fatto?

— Nulla. Voglio andar via.

A tutte le domande rispondeva così. All’uomo non garbava ch’ella se ne andasse: era lì per un tenue compenso e neppure un’intera agenzia per lucidare pavimenti poteva rendere come rendeva lei.

Tentò di pigliarla con le buone; le cinse le spalle, le carezzò i capelli.

— Buona, su! Se ti fanno dei torti devi dirlo a me e vedrai che tutto andrà bene. Vuoi dirmelo? — le mormorò sul viso freddo. — Vuoi darmi un bacio?

Il suo alito era caldo, la sua bocca odorava di tabacco e di carne viva: una sensualità animale sollevò le viscere della donna chiuse dalla lunga astinenza, eppure ella respinse l’uomo con tutte le sue forze servendosi dello straccio per scudo.

— Vattene via, animale, e vattene.

Allora egli tentò un altro verso.

— Forse perché il tuo bambino è malato? Guarirà. La signora andrà a vederlo, e tutto l’Istituto non avrà cura che di lui. La signora s’interessa molto al tuo bambino, e lei non ne ha. Chi sa che non lo prenda qui in casa, un giorno.

Allora la donna si drizzò sulla schiena, con gli occhi feroci.