Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/156

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d’autunno; il cagnolino le corse dietro abbaiando, con coraggio e con paura.

Allora ella rise; si mosse anche lei e diventarono amici. Era una cattiva amicizia, però, quella di lei, fatta di odio e di tradimento: amicizia come tante altre.

L’avventura col cagnolino non le faceva dimenticare il pericolo del Dottore e la paura che la madre la chiamasse.

La madre non la chiamò, e finalmente il Dottore uscì. Allora, liberata, almeno per il momento, dall’incubo, dimenticò anche il cagnolino. Sentì un violento bisogno di saltare, di correre come la foglia al vento. E dopo alcuni giri cercò la corda per i salti, che stava di solito gettata sul ramo più basso del fico.

La corda non c’era.

Guarda guarda, la vede più in là per terra, agitata come un lungo verme. Il cagnolino se n’è impossessato e la trascina, la scuote, le abbaia contro fra pauroso e minaccioso. Ella non protesta, sebbene di nuovo sdegnata fino alle lagrime: le labbra le tremano e gli occhi brillano di dolore ma anche di crudeltà.

Piano piano, come per non farsi sentire