Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/18

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che recingevano di collane d’argento il giorno nascente. Ella non sapeva pregare e anche Dio era morto per lei.

Il gran servo non le disse che il bambino era morto, per lasciarle prima lucidare i pavimenti; poi la introdusse dalla grande padrona.

Era a letto, la grande padrona, dolce e bianca come un agnello fra l’erba e le margherite. E i profumi dei prati a primavera erano in quella camera con gli orizzonti chiari; e tutto era lucente e morbido; eppure la donna si avanzò come inciampando sui sassi, paurosa anche dei gattini di porcellana bianca, fatti di luce, che posavano maliziosi sugli spigoli del caminetto e le parevano fantasmi di gattini.

La grande padrona aveva però anche lei un aspetto strano, e stava sui guanciali di neve come fosse caduta e non potesse più sollevarsi.

— Siedi — disse alla donna che obbedì sbalordita e con l’impressione di quando si sogna ma si sa di sognare e la bellezza del sogno vela ancor più di tenebre l’angoscia della realtà.

Così la voce dolce e turbata della signora