Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/19

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che le annunziava la morte del bambino oscurò ancora di più la sua disperazione: e i suoi occhi lo esprimevano tanto che la grande padrona si spaventò e pensò che cosa poteva offrirle.

— Senti, — le disse piano, in segreto, come ad una sua pari, — non sei tu sola a soffrire, nel mondo. Anch’io questa notte ho così sofferto per un mio dolore che mi sono dimagrita e i miei capelli sono imbiancati. Vedi, guarda, — disse piegando la testa e aprendo una via fra i capelli, — e dammi quella coppa lì, quella con gli anelli. Guarda.

Se li mise, poi scosse la mano; e infatti gli anelli con le pietre di susina, di ciliegia, di uva, cadevano dalle sue dita come frutti dal ramo.

Ma la donna non si placò.

Che le importava di tutto questo? Il suo dolore la cingeva di una corteccia così dura che neppure la gioia per il dolore altrui poteva scalfirla. Profittò piuttosto della debolezza della grande padrona per chiederle di farla uscire. E uscì facendo in modo di non essere veduta dal maledetto corvo.