Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/20

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Libera! Libera, con la sua infinita miseria che la trasportava quasi con un vento di gioia.

Andò subito a sbattere contro l’Istituto, vi si aggirò attorno strofinandosi ai muri, respirando l’alito che usciva da ogni fessura: quando riuscì ad entrare le dissero che il bambino era già stato portato via.

Dove cercarlo? Per un momento stette smarrita entro di sé, poi s’avviò. Sapeva bene dove cercarlo.

E si ritrovò nei prati, verso la caverna, col terrore che qualcuno all’infuori di loro l’avesse occupata.

La trovò intatta, ancora coi loro stracci, col giaciglio purificato dal gelo di quei giorni; ancora l’uccello grottesco del cappello di piume stava appollaiato su un buco del tufo.

Ella toccava ogni cosa: quando toccò una scarpetta scartocciata e terrea finalmente pianse; un pianto dapprima secco, con ululi sempre più forti che si sbattevano contro le pietre come il vento nelle notti d’inverno, poi di lagrime abbondanti sempre più silenziose che le scaldavano il viso e le si riversavano in bocca destandole un senso