Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/208

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dell’uva e ci facesse colpa di averla lasciata rubare.

I ragazzi poi sono talmente abituati a entrare e strappare tutto, che quando ci vedono in giardino ci mandano a morire scannati, come se i ladri fossimo addirittura noi.

Ma i più terribili, i più spietati sono i ladri domestici.

La gente che passa si ferma a guardare e invidia con aperte parole la nostra proprietà; conta uno per uno i carciofi, le pere, le rose; ebbene, io credo nel malocchio, perché immediatamente, anche se di fuori non entra anima viva, la roba sparisce.

Dio guardi poi se un giorno che non sono in casa io, qualche gentile fanciulla che accarezzi nascostamente il sogno di diventare un giorno la fata del nostro giardino, vi mette piede in compagnia del nostro maggior erede. Non è un ladro e tanto meno l’amore quello che passa, è un irrimediabile uragano.


Nerina.

Per tutte queste contrarietà ho cominciato ad aver compassione e quindi a voler bene al nostro giardino.

E continuo a dire nostro in