Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/216

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ma bensì in una risposta favorevole che mi renderà felice per tutta la vita.

Tralascio di scrivere salutandola di vero cuore suo ammiratore carabiniere

N. N.


Ebbene, queste due lettere mi inducono nella tentazione di contrapporre ad esse una terza.


Signorina,

L’ultima volta ch’io ebbi l’onore di vedervi fu segnata nel mio taccuino come giorno fasto e nefasto allo stesso tempo: fasto perché in un ambiente mistico e poco adatto per trovarmi io solo, fui punito dal desiderio intenso di vedervi davvicino, con una risatina molto graziosamente condivisa dalla vostra gentile e gaia compagna, e perché con quella risatina ebbi finalmente la gran ventura di essere giudicato da Voi, sebbene in modo poco benevolo per me; nefasto perché da quel dì, e sono trascorsi già nove giorni, vi cercai vanamente.

L’esservi poco gradita la mia figura, né corretta, né elegante, è cosa naturalissima e logica e la risatina vostra ne scaturisce