Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/236

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con una potenza misteriosa alle zampe della bestia che la calpesta.

Non invano le erbe sono state sempre piene di sovrumani poteri.

In realtà la bestia non va avanti perché non può: è stanca, il carro è pesantissimo, e la strada selciata, in salita, è peggio di una strada di montagna. E di montagna è il silenzio che si fa intorno. Il carrettiere si è fermato anche lui, pensieroso, con lo sguardo smarrito entro di sé alla ricerca del come risolvere il problema.

Mai la signora, sebbene conosca i più grandi pensatori, ha veduto un uomo così.

Finalmente l’uomo si scuote dal suo raccoglimento, e dà un grido strano, gutturale e rauco, fra il nitrito del cavallo e il raglio dell’asino.

È la sua voce di richiamo alla bestia: e questa infatti si scuote: tutto intorno, il carro con le sue catene di galera, i finimenti, il carbone, il selciato stesso, tutto vibra.

Solo le zampe dell’animale non si smuovono: e i loro peli si confondono con l’erba nella comunione di un loro segreto.