Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/239

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


flusso di sangue che gl’infiamma il viso pallido e i dolci occhi celesti: anche i suoi capelli si fanno più rossi. Egli solleva la frusta e comincia a tempestare di colpi la bestia sulla schiena, sulle ginocchia, sulla faccia, rinnovando il suo grido rinforzato da una ferocia bestiale.

Così in un’antologia la signora ricorda di aver letto è il grido del leone.

La bestia scuote appena la testa per allontanare le frustate, senza dimostrare di soffrirne troppo, finché il terribile uomo non la percuote col manico della frusta sulle ginocchia e sugli occhi.

Allora sbatte un calcio contro il disotto del carro, quasi tentando di sbalzarlo in aria e liberarsene, poi finalmente ha un gemito umano.

La signora ricorda il sogno di Raskolnikoff, e grida al carrettiere:

— Andate via, andate via; non lo voglio più il vostro carbone.

L’uomo risponde, pieno d’angoscia e di sudore:

— Non è mio.

E continua a torturare la bestia.

— Bisognerebbe che passasse qualche signora