Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/28

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vita. Poi non la rividi per molti anni. I suoi genitori erano morti e lei viveva coi nonni, ricchissimi, che solo a grandi intervalli venivano a rivedere una loro terra accanto alla nostra. Io ero un ragazzo studioso, equilibrato; non pensavo alle donne, ma a volte pensavo a Vita: la rividi, dunque, che aveva sette anni, poi dieci, poi quindici, infine diciotto: e qui comincia l’idillio tragico: un amore dapprima fantastico, con incontri notturni, gite misteriose nei boschi, cavalcate e viaggi in barca lungo il fiume e fino al mare. Lei era bellissima, appassionata, naturalmente più precoce ed esperta di me. Mi amava, ma spesso mi tormentava fino alla crudeltà. Scoperti, lei fu allontanata di nuovo, ma tanto fece che i nonni le permisero di corrispondere con me. Io continuai a studiare, a scavarmi dentro, per sollevarmi fino a lei: e quando mi feci un posto e un nome nel mondo e tutto era pronto per le nostre nozze, ebbene, lei fuggì con un altro. Uno che, naturalmente, le fece presto scontare il suo tradimento: poiché questa è la legge della vita. Infelicissima, lei mi richiama, fa di me quello che vuole, mi solleva fino a Dio, mi butta giù fino al vizio e al delitto, e in ultimo mi getta via come uno straccio nella strada. Io mi sollevo e cammino; se qualche