Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/38

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la musica del flauto e il dolore e l’intenerimento di lei: gli diceva qualche cosa all’orecchio, ma invece di gridare parlava sottovoce. Respinto dall’altro, gli si attaccava di più, come una mosca autunnale; finché non ottenne qualche moneta. Allora se ne andò di corsa, fischiando, e la donna lo vide sparire nel bosco come un animale selvatico.

Pensò che egli sapesse qualche cosa del suonatore misterioso e attese di rivederlo per interrogarlo: egli però non ricompariva. D’altronde che le importava di conoscere il suonatore? Poteva essere uno stravagante nascosto tra i cespugli del bosco e magari appollaiato su un albero.

— Che t’importa di conoscermi? — le diceva il suono del flauto. — La mia storia è, in fondo, come la tua; e perché vuoi darmi la caccia come io all’usignuolo? Sta attenta che la fata del bosco, irritata, non ti faccia pentire. La mia storia, in fondo, è come la tua.

Eppure anche lei era curiosa. Tutto in noi è curiosità; e si dimentica il danno di un furto per l’investigazione del come i ladri l’hanno compiuto; e si ricercano le cause di una malattia quasi che il conoscerle possa farci guarire.

La curiosità di sapere chi suonava il