Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/51

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Quell’impotenza della fantasia parve a poco a poco vincere anche i suoi sensi. Fu preso da un languore, da una impossibilità a muoversi, anche a pensare. In fondo era un’ansia di attesa che lo teneva immobile davanti al suo scrittoio, con la testa fra le mani.

Che cosa aspettava?

Aspettava una lettera, un telegramma, una scampanellata; notizie di lei, insomma. Sapeva però che l’attesa era vana.

E le ombre cadevano, e gli pareva che anche la sua anima si spegnesse.

Ricordi e ricordi passavano, moltiplicati, ingranditi dalle ombre: a quell’ora la mamma tornava a casa, quando usciva, e quasi sempre con pacchetti di cose buone per lui. Tornava, e la luce non cessava, nella casa, neppure nelle sere più buie.

Egli mise la mano sugli occhi, ed ebbe un desiderio intenso.

— Mamma, ritorna.

E d’improvviso la vide, pallida e piccola, triste anche lei nella solitudine del podere. Pensò che forse bastava andare a prenderla, per farla tornare; e d’un tratto