Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/59

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— Basta, basta, sappiamo la storia. E di’ alla tua signora, da parte mia, di farsi i vestiti più scuri e più lunghi.

— Sissignore.

— E intanto che scrivo la risposta, va un po’ in giardino a prendermi la pipa.

Ella uscì, inciampando sul tappeto; si smarrì nelle stanze attigue, ma non si diede per vinta; saltò da una finestra e corse nel giardino finché trovò il vassoio con le pipe: quale prendere, però? Ricordò che quella da lui adoperata quel giorno della Commissione aveva un piccolo teschio d’argento sulla coppa bruna: la trovò e la prese fra due dita, con un fulgore di gioia negli occhi perversi, come quando si prende una farfalla.

Qualche tempo dopo entrò al servizio in casa dell’apostolo. Disimpegnava ottimamente le sue mansioni di cameriera, svelta, pronta, silenziosa; eppure nessuno si fidava di lei. Il giardiniere specialmente la teneva d’occhio; apriva e chiudeva lui il cancello quando lei usciva, e la frugava con gli occhi fin sotto le vesti.

Il padrone la maltrattava.

— Forse credi di essere entrata nel regno dei cieli? — le diceva. — I beni della