Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/61

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rimanesse ferma al suo posto solo per obbedire a lei.

Il padrone adesso la trattava meglio e le concedeva qualche ora di libertà; ma quando ella rientrava le girava intorno come per sentire l’odore di dove era stata, con una gelosia animale.

S’era molto invecchiato in quegli ultimi anni, il padrone; invecchiava e si annoiava, perché nessuno aveva più bisogno di lui. La gente era tutta felice: tutti guadagnavano e si divertivano; i beni della terra, com’egli diceva, erano alla portata di tutti.

In fondo egli non si curava del prossimo. Divideva l’umanità in costellazioni: stelle fisse, pianeti, poi la via lattea delle folle inferiori. E i grandi astri fermi e felici non sono i re, né i potenti della terra, né i ricchi o i meschini gaudenti: sono gli uomini solitari che non escono di casa e la cui vita si aggira intorno a sé stessa nell’infinito spazio del suo essere.

Egli si credeva uno di questi.

Eppure quando la ragazza che gli preparava il bagno e gli stirava le camicie, gli annunziò che doveva sposarsi, provò un senso di smarrimento. Dove trovarne un’altra