Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/67

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era di falso e scoprendo i fili d’argento nascosti come raggi di luna fra le nuvole di notte.

Ella arrivò quasi a fatica al crocicchio: guardò a destra, guardò a sinistra; a sinistra sfavillava il mare, a destra si stendeva un’altra strada erbosa e alberata, quieta tra vigne e campi solitari. Nessuno. Il rumore del vento fra gli alberi rispondeva solo al mormorio del mare e al battito del cuore di lei.

Ella volse a destra, passando dalla parte soleggiata della strada perché aveva quasi freddo. Il vento adesso la lasciava in pace, di nuovo occupato con le fitte chiome delle robinie che riparavano la strada: ed essa camminava piano, un po’ umiliata di non aver trovato l’uomo ad incontrarla e di arrivare la prima al convegno.

In fondo sentiva che il suo stato d’animo non corrispondeva a quell’impeto cieco di passione che avrebbe dovuto sospingerla e farla felice della sua impazienza, della sua umiltà, dei piccoli contrasti che attraversava: e questo l’umiliava di più.

Ogni tanto si volgeva indietro: sedette sul parapetto del ponte sul fosso e aspettò. Passavano donne in bicicletta, rapide, sfiorando