Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/68

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l’erba come rondini; passarono carretti guidati da donne che frustavano i cavalli e li aizzavano con voce virile: una fumava la pipa. Pareva un paese abitato da sole donne che pensavano a tutto fuor che all’amore.

L’uomo non si vedeva. E se era già al posto del convegno? Ella balzò, riprese subito la strada, arrivò un quarto d’ora prima al posto del convegno. Il luogo era solitario: pittoresco ma solitario. Era un boschetto di pioppi in fondo a un prato, dove le vigne terminavano e cominciava la landa coi suoi pascoli magri e l’orizzonte segnato dalle rughe tristi delle risaie.

Fra le colonne dei pioppi si vedevano nel prato i cavalli e le vacche al pascolo; e l’erba era così fina che invitava, a toccarla.

Ma l’uomo non si vedeva. Ella tornò indietro fino alla strada, e si fermò sull’angolo fra questa e il prato. Il sole la illuminava, dava un bagliore infocato alla sua giacca.

E d’un tratto ella si accorse con terrore che un toro grande e pesante, d’un biancore roseo di carne umana, veniva verso di lei a testa bassa, senza guardarla, abbagliato dal colore della sua veste.

Finché lei stette tranquilla anche lui si avanzò tranquillo: pareva più che altro