Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/69

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spinto dalla curiosità; ma fu un attimo; ella si mise a correre e la bestia muggì potentemente, di corsa dietro di lei.

Risposero altri muggiti, rauchi, profondi. Ella ebbe l’impressione di esser inseguita da tutta la mandria; vide rosso anche lei, e invece di correre per la strada, dove avrebbe potuto salvarsi dietro qualche cancello, andò verso il boschetto. Forse sperava istintivamente che l’uomo, laggiù, l’aiutasse: non sapeva; non aveva neppure la forza di gridare: solo, sentiva alle spalle la bestia, coi suoi boati di mostro marino, e le sembrava di nuotare, di perder forza, di annegare.

Ecco, è nel boschetto; inciampa in un ramo, cade, si rialza di volo e riprende la corsa: ma la bestia ha guadagnato terreno, e adesso lei ne sente davvero a poca distanza il galoppo pesante e il soffio feroce: e i fianchi e le viscere le tremano come già penetrati dalle corna del mostro.

Allora cominciò a urlare: ma chi poteva sentirla?

— Dio, Dio!

Dio forse la sentì. All’estremità del pioppeto, dove questo era stato diradato, ella andò a sbattersi, quasi senza vederla, nella baracca dei taglialegna: la porticina s’aprì in fretta, con pietà e con terrore; ella fu