Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/70

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dentro, annaspò, riuscì a chiudere. Era tempo. La bestia era là, dietro la porticina che ne sosteneva eroicamente l’urto ma ne tremava tutta. Legno e donna erano un solo tremito e si stringevano l’uno all’altra per combinare un po’ di resistenza; ma la donna sentiva ch’era questione di poco se Dio non l’aiutava.

Ella credeva in Dio.

— Dio mio, Dio mio, eppure mi sono dimenticata di tutto; e sono venuta qui per peccare, per tradire, spinta solo dall’ozio e da questa miserabile carne...

Fuori il toro spingeva e muggiva. La porticina, come disingannata dalla confessione cruda della donna, cadeva, stanca. La fragile serratura si schiodò...

La donna ricominciò a urlare, chiedendo aiuto; ma si sentiva andare a fondo come l’annegato.

Uno sparo scoppiò di fuori, e la palla arrivò fischiando, sicura del fatto suo. La bestia cadde pesantemente come sgarrettata: e anche la donna si lasciò andar giù, senza sensi.

L’uomo dovette anche pagare un forte indennizzo al mandriano accorso poco dopo; tuttavia la sua amica non andò più a spasso con lui.