Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/82

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di lana, e la signora ammise che erano più utili del vasetto per fiori che lei teneva, assieme con una corda, nella sua borsa: tanto più che i fiori si lasciavano sognare, e non c’era pericolo di arrischiare la vita con l’andare a raccoglierli sulle cime.

Le cime erano tutte nude, di roccia nera, ma del nero brillantato dello schisto che al riflesso ultimo del tramonto prendeva il cupo tono rosato della brage che lentamente si carbonizza: solo qualche felce agitava le sue grandi mani verdi nei nascondigli dove il vento non riusciva a divorare la terra.

Eppure, senza fiori, senza erba, senz’alberi, si aveva l’impressione di una ineffabile primavera: quella primavera di febbraio, nuda, nuova, piena di promesse. La neve si scioglieva nei burroni, e se ne sentiva l’odore. La guida accese il fuoco nel camino e arrostì la coscia di capretto portata dal paese; c’era anche il vino, e i viaggiatori si ristorarono completamente. Ma il vento cresceva, sempre più incessante, come rabbiosamente destato e irritato dalla presenza degli uomini nel suo dominio; e il freddo, anche, si faceva intenso; non c’era dunque che d’andarsene a letto e aspettare l’alba.

— Di solito all’alba il vento cessa e vien su una bellissima giornata — disse la guida chiudendo la porta col catenaccio.