Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/84

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adunca sul legno dello stipite, deciso a farsela schiacciare; e tremava tutto, di freddo, di paura, ma esagerando.

— Chi è? — domandò la donna.

— Ma è la mia croce, signora! È un idiota, sordo muto, che viene sempre appresso quando si fa qualche gita, per chiedere l’elemosina.

— E fatelo entrare — disse l’uomo.

— Mai più. È pieno di pidocchi, e se si attacca non lascia più in pace. Vattene! — urlò, strappandogli la mano dallo stipite.

— Non permetterò mai una crudeltà simile, — disse l’uomo con forza, — lasciatelo entrare; la notte è troppo brutta per scacciare così una creatura di Dio.

— Ma non dubiti, ci ha il suo covo, più riparato di questo rifugio: sa tutti i buchi della montagna. Adesso gli dò un pezzo di pane, e basta.

Mentre però egli andava verso la tavola per prendere il pane, lo straniero fece cenno al ragazzo di entrare e richiuse la porta. La guida non nascose la sua contrarietà: ma non osò insistere; gettò il pezzo del pane al ragazzo come ad un cane e come ad un cane gli accennò di accucciarsi nell’angolo dietro la porta, e di non muoversi più. Il ragazzo però si sentiva protetto; scivolava con le spalle contro la parete tentando