Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/87

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Il ragazzo, intanto, era scivolato fuori del rifugio, e aspettava, addossato al muro, senza mai perdere d’occhio lo straniero. E lo straniero a sua volta badava a che la guida non mantenesse le minacce della sera prima: però cominciava a infastidirsi anche lui: trasse un pugno di monetine dalla tasca dei pantaloni e accennò al ragazzo di avvicinarsi, anzi gli andò incontro e gliele diede ma indicandogli bonariamente di andarsene.

E quello obbedì subito, balzando di roccia in roccia coi suoi stracci all’aria come le piume selvagge di un nibbiotto.

Rimasti soli, i due sedettero sulla panchina di pietra accanto alla porta del rifugio, e l’uomo prese la mano della donna.

Ella trasalì, come quando aveva sentito bussare alla porta, e la sua vibrazione si comunicò all’uomo; tremarono entrambi, per un attimo, come gli anelli d’una stessa catena, poi l’uno cercò di nascondere il proprio turbamento all’altro, e la vibrazione cessò.