Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/88

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Non si guardavano; non pronunziarono una parola.

La nebbia si diradava ai loro piedi e il panorama si denudava, con le sue vaste ondulazioni grigie e verdi, fino al limite argenteo del mare; ma essi non guardavano più nulla: e anche il viso dell’uomo, privo del suo sorriso, aveva qualche cosa di freddo, di rigido, come quello di un morto.

D’un tratto egli si alzò e andò in fondo al breve spazio davanti al rifugio; guardò in su, cercando il passaggio che portava all’estremo vertice del monte, poi tornò verso la compagna.

Anche lei si alzò: prese la corda che aveva deposto sulla panchina, e seguì l’uomo che la precedeva a testa bassa.

Camminavano senza affrettarsi, badando bene dove posavano i piedi. La salita era ripida ma non difficile: lo schisto brillava e mandava odore di metallo.

D’un tratto, dove il sentiero spariva per lasciare ai viaggiatori il rischio di arrampicarsi su una specie di scaletta naturale, l’uomo si fermò per lasciar passare la donna avanti. Ella sollevò lievemente le spalle; non le importava del pericolo, tuttavia passò avanti e continuò la salita senza mai piegarsi né avanti né indietro.