Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/89

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Una piccola piattaforma circolare formava il vertice della cima; la pietra sembrava levigata dal vento e dava quasi un senso di paura a guardarla; bisognava guardare lontano, per non perdere l’equilibrio, l’attaccamento alla terra che sostiene in piedi.

Una parete a picco, spaventosamente profonda scivolava giù a nord, dentro un abisso dal quale saliva un alito gelido che sembrava il respiro stesso della morte; e fu appunto verso questo limite che i due s’avvicinarono.

La donna svolse lentamente la corda e se la passò intorno alla vita, poi mentre con una mano ne teneva ferma un’estremità porse l’altra all’uomo; egli fece un cenno vago, per significare forse che tutto era inutile, oramai, che erano bene uniti per l’eternità anche se i loro corpi andavano dispersi lontano l’uno dall’altro; tuttavia prese la corda e se la passò anche lui intorno alla vita.

La donna la riprese, ma mentre stava per annodarla trasalì una terza volta.

Due zampe come d’aquila, prima l’una