Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/21

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solitudine 1 19


un tratto di spiaggia ove le macchie della landa arrivavano fin quasi agli scogli. Sulle prime egli non vide altro: ma dopo qualche minuto gli parve di sognare ancora. Vedeva avanzarsi fra gli scogli un frate alto e magro, a capo scoperto, con la tonaca sollevata sulle gambe nude. Pareva che la strana figura uscisse dalle onde. La sua testa, circondata da una folta capigliatura arruffata, si disegnava, grossa e fantastica, sullo sfondo del mare. Sebiu gli corse incontro: il frate si fermò e lasciò cader la tonaca sulle gambe nude. Tremava e batteva i denti, e disse con voce debole e ansante:

— Dio sia lodato. Dov’è la strada?

Prima di rispondere, Sebiu, lo squadrò dn capo a piedi.

A prima vista, al chiarore equivoco della luna, il frate sembrava un uomo ancora giovane e vigoroso. Ma tra il nero dei capelli abbondanti e il grigio della lunga barba, il poco di viso che si vedeva, e cioè la fronte rugosa, gli occhi infossati e il naso schiacciato e molte, davano l’idea d’una maschera di cartapecora, gialla e pesta.

Sebiu, che aveva fatto molti mestieri e si credeva un giovinotto furbo, capì immediatamente che il frate era un uomo travestito, forse un malfattore in fuga, inseguito dopo un crimine.

— Lodalo sia Dio! - disse con voce ironica. E che cercate da queste parti?

— Ho smarrito la strada. Sono andato giù fino al mare... Cristiano... cristiano... dov’è lo strada?...