Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/22

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20 grazia deledda

— Eccola, dietro il carbone: è la strada dei carri, che vanno fino allo stradale di Siniscola.

Senza dir altro il frate, che invece di sandali calzava certe scarpine di feltro che Sebiu aveva veduto agli uomini di Oliena, fece alcuni passi: ma a un tratto parve inciampare e cadde, lamentandosi con un gemito selvaggio. Il guardiano provò un impeto di pietà e non pensò ad altro che ad aiutare lo sconosciuto.

Lo aiutò a sollevarsi, e s’accorse che la tonaca del frate era tutta umida. Istintivamente si guardò le mani e le vide macchiate di sangue.

— Uomo, siete ferito! Dove andate, che siete mezzo morto? - gridò, asciugandosi la mano con la falda della giacca di fustagno. - Dove siete ferito? Qui, al fianco?

— Sono caduto... No... Là... Uno sconosciuto mi ha ferito... Venivo da Bitti... Mi hanno rubato la bisaccia... tutto... Erano due... no, tre...

— Abbiamo capito; siete frate come lo sono io. Be’, non importa; siamo cristiani entrambi.

S’erano intanto riavvicinati alla capanna. Il frate batteva i denti e pareva dovesse di nuovo cadere. Il guardiano, che lo sorreggeva, lo aiutò ad entrare nella capanna ed a sedersi sulla bisaccia di lana; poi si volse e diede fuoco ad alcune fronde di lentischio ammucchiate sopra la cenere del focolare. La fiamma crepitante illuminò la piccola capanna conica, tanto stretta che i due uomini ci stavano a mala pena, e il cui arredamento consisteva tutto nella bisaccia stesa per terra, in una