Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/27

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

solitudine 1 25

Per alcuni momenti egli tenne in mano la cartolina guardandola con inquietudine e diffidenza. Un’idea gli passava in mente, ma il timore di commettere una cattiva azione lo rendeva incerto. D’altronde che fare? Egli era quasi sicuro che il vecchio dovesse morire da un momento all’altro.

Sembrandogli di sentire i passi del cavallo del sorvegliante, si decise: con un lapis scrisse alcune parole sotto l’indirizzo della cartolina, la ripiegò, la chiuse entro una busta sgualcita e la indirizzò:

Alla famiglia del signor Onofrio Sanna

Suelzi.


Poi uscì e andò incontro al sorvegliante.

Il sorvegliante era un ometto calvo, rosso in viso per un tic nervoso, ammiccava continuamente con uno dei suoi occhietti grigi. Vestiva in costume, ma aveva modi signorili. Sebiu lo considerava come un uomo colto e furbo, tuttavia riuscì a distrarlo, tirandoselo addietro di qua e di là per la spiaggia, senza mai lasciarlo avvicinare alla capanna, mentre l’ometto si divertiva a stuzzicarlo, parlandogli di Pottoi e scherzando a proposito della loro forzata separazione.

— Ieri è stata a messa, - diceva, e col suo continuo ammiccare pareva accennasse a sottin-