Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/33

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solitudine 1 31


lontana, e il pensiero di rivederla, il desiderio di averla vicina gli riempirono il cuore di tristezza appassionata.

Un passo di cavallo risuonò in lontananza, nello stradale solitario. Egli si scosse dai suoi sogni, e subito sentì come un presentimento, o meglio il desiderio e nello steso tempo il il rumore che qualcuno venisse a cercare il ferito. S’alzò e andò incontro al cavallo che s’avanzava fra il nero delle macchie e il biancore dello stradale.

— È Marianna, la figlia del vecchio! - egli disse a voce alta, quasi per convincersi che non s’illudeva.

La figura seduta a cavalcioni sul piccolo cavallo buio era infatti quella di uno donna; d’una vedova, a giudicarne dalle vesti nere e dalla benda che le avvolgeva il capo e le nascondeva quasi completamente il viso.

Arrivata davanti a Sebiu ella tirò la briglia, fermò il cavallo e domandò:

— Buon uomo, è cala Delunas, questa?

— Si. Sei Marianna Sanna?

— Si, - ella disse con voce ricura.

Egli è qui: sono io che ho scritto.

— Dio ti rimeriti. - ella rispose e smontò agilmente aiutata da lui.

Proseguirono la strada a piedi, fino alla spiaggia. Indolenzita dal lungo cavalcare, la donna zoppicava alquanto, e anche il cavallo fiutava In subbia e si scuoteva tutto come per liberarsi dalla stanchezza del viaggio. Mentre le raccontava l’avven-