Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/122

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cacciasse via: ti aspetterei davanti alla porta e ti direi: vieni con me, cara mia; ho un pane? Dividiamolo!

Ella si strinse la testa fra le mani, cacciandosi le dita fra i capelli, e guardò per terra digrignando i denti, mentre egli, pauroso d’essere andato troppo oltre, si alzava dicendo:

— Scusami, se ti ho fatto dispiacere. Ma tu hai voluto che dicessi la verità.

— Tu ora mi dirai da chi l’hai saputo? — ella gridò, sollevando gli occhi minacciosi.

— Oh, questo poi, no, non posso!

— Tu l’hai saputo da Antonio Maria! È lui che ti ha fatto venire, è lui che si è preso gioco di te e di me; è lui che ordisce tutta la trama, lui, miserabile sfaccendato! Oh, me la pagherà!

— Marielène, ti giuro, non è lui! Se egli sa qualche cosa gliel’ho confidata io: non molestarlo!

— Allora è una donna!

— Sì, una donna, — egli disse, e sperò che ella si calmasse. Marielène invece gli saltò davanti come una furia e gli strinse le braccia con le sue mani nervose.

— Tu devi dirmi chi è!

— Ma che t’importa? Tu stessa hai detto che tutti sanno i tuoi segreti.