Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/124

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lo frenava. Fece un tentativo energico per liberarsi, la spinse verso la scala, supplicò, minacciò:

— Lasciami, figlia del demonio, fammi il piacere, lasciami.

— No, se non dici quel nome. È stata Sebastiana?

— Lasciami! Va al diavolo!

— È stata Sebastiana?

— Ma sì! È stata lei! — egli disse alfine infastidito, e Marielène lo lasciò e cadde rantolando sugli scalini del pianerottolo. Egli scese di corsa, ma quando fu al primo rampante della scala, preso da rimorso sollevò il capo e gridò:

— Non è lei, sai: non è lei!

Nella strada vide Predichedda e Sebastiana che ridevano e confabulavano assieme, forse parlando di lui, e si affrettò alla loro volta.

— Devo dirti una parola, vieni, — disse afferrando Sebastiana per un braccio e attirandola entro la casupola di Antoni Maria.

La gente che ritornava dalla messa li vide entrare nel cortiletto, mentre Predichedda rimasta fuori, al sole, non sorrideva più e guardava alquanto spaurita la sua ombra che aveva una testa enorme.

— Senti. Ho lasciato adesso adesso Ma-