Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/137

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 131 —


tenuta sempre come una figlia. Che male ti ho fatto io, ti domando, dimmi, che male? È forse stata tua madre, ad allevarti? Essa ti ha quasi buttato via, non ha mai pensato a te.... Ma tu non ricordi nulla.

— Io ricordo che ho sempre lavorato: tu mi hai comandato, il padrone mi ha pagato. Non ti devo nulla, e non c’è ragione che tu ora mi scacci via.

— Io non ti scaccio, — replicò Marielène, — io ti dico solo che è meglio per te e per me separarci. Vattene adesso che sei ancora in tempo.

— Eh, se vuoi che ci separiamo puoi andartene via, tu!

— Sebastiana! Non provocarmi, — gridò Marielène con uno strido di rabbia; ma subito riabbassò la voce: — tu sei ancora una bambina e non capisci quello che fai. Va da tua madre, ti prego. Tu l’hai già detto a molti, che fra poco doveva andarmene io; ma prima di me devi andartene via tu, da questa casa! Vattene prima che sii contaminata....

Sebastiana si slegò il fazzoletto e lo prese in mano e lo sbattè come il toreadore agita la bandieruola prima di affrontare il toro.

— Contaminata? — urlò con voce cupa.