Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/165

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giovane per me, ed io non mi sento di guidare una donna, preferisco guidare cento puledri indomiti, in verità!

— E.... Marielène, allora? Non volevi sposarla?

— È un altro affare, quello!

— È vero! — pensò Bruno; tuttavia insistè nel lodare Sebastiana, e il suo accento era sincero quando egli ripeteva:

— Quanti ti invidieranno!

— E sposala tu, allora!

— Ho un altro impegno....

— Anche tu?

Siccome Bruno non rispondeva, Predu Maria non insistè nella sua domanda, ma continuò a lamentarsi, parlando dei suoi guai, del suo disgusto per il lavoro, della sua umiliazione per il poco conto in cui era tenuto, e del suo desiderio di andarsene lontano in cerca di fortuna. Ma i suoi lamenti non impietosivano Bruno, che era triste e preoccupato e fissava il suolo con uno sguardo strano, sembrandogli di vedere, buttati qua e là per terra, fra i cespugli gialli e grigi del verbasco, i gingilli, le stoffe, le profumerie che Sebastiana aveva accettato dal padrone. Le monete della collana scintillavano all’ombra d’una quercia. Ah, Sebastiana! Anche tu segui dunque il tuo destino? Tu, così