Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/172

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— Dove Dio vuole, — egli disse rassegnato.

— Se tu fossi un uomo.... — ricominciò l’altro a bassa voce, e tacque: poi riprese, più forte: — se tu fossi un uomo io ti darei un consiglio: ma chi si fida di te?

Ormai il Dejana non si fidava, a sua volta, dei consigli di nessuno; quindi non rispose; ma Antonio Maria proseguì:

— Come le carte buone vanno sempre ai giuocatori che non sanno giocare, così a te capitano le buone occasioni e tu non sai profittarne. Ora, vedi, se tu fossi un uomo, tu profitteresti della tua avventura di ieri. Invece tu, babbeo, tu non ne parli neppure!

— Ah, ci siamo! Stamattina dicevano che dovevi sposarla tu, quella ragazza! Sarebbe forse meglio.

— Come, tu rompi e io devo pagare?

— Non dire sciocchezze, Antonio Maria! Non è ora di scherzi, questa.

— Sì, è ora di coricarsi e di pensare ai fatti proprii. Sì, sì, coricati, Gerusalemme, e pensa ai fatti tuoi. La ragazza è bella, è buona, e sua madre è pronta a darle quattrocento scudi di dote.

— Quattrocento scudi? E dove li ha?

— Io non lo so; questo è affar suo. Il fatto è che li ha.