Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/173

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— Ah, ah! Quanto ti ha promesso per fare l’ambasciata?

Antoni Maria si mise in ginocchio e cominciò a tempestarlo di pugni.

— A me? Pagarmi? Ruffiano a me? È questo il compenso che mi dai, avanzo di galera? Al tuo fratello? Prendi; ne vuoi ancora?

La pazienza di Predu Maria era esaurita: egli sentiva il sangue montargli alla testa e vedeva come un chiarore di fuoco. Come, lo battevano anche? Come Cristo al Calvario, lo insultavano, gli sputavano addosso, lo umiliavano e, per di più, abusando della sua pazienza, lo percuotevano! Strinse i pugni, curvò la testa come un toro infuriato e cominciò a urlare con rabbia.

— Vattene! Lasciami in pace.

Antoni Maria, che forse aveva creduto di scherzare, ebbe paura, s’allontanò senza dir più parola, e solo quando fu lontano raschiò in segno di disprezzo.