Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/185

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— Mossiù Perrò l’aiuterà! — egli disse con malizia, ma la maestra lo fissò negli occhi, dominando il suo turbamento.

— Che vuoi dire con questo? Non ti salti in mente di calunniarla, anche, perchè allora m’arrabbio davvero, sai! Il Perrò, certo, aiuterà Sebastiana, ma non come tu credi!

— Io non credo niente! Però....

Egli si raddrizzò e battè la mano sul ginocchio.

— Però, — disse con rabbia — se io sposassi vostra figlia la prima condizione sarebbe di dar tanti calci al «padrone» se egli cercasse di avvicinarsi a noi.

— Benissimo! — gridò la maestra soddisfatta.

Egli tornò a ripiegarsi, come vinto.

— Santa donna.... pensateci bene! Non rovinate vostra figlia, dandola ad un uomo buono a nulla come son io! Cercatene un altro, vi ripeto!

— Tu mi hai fatto venire per burlarti di me? Questo è un po’ troppo! Senti, basta con le chiacchiere: fa troppo caldo, e ad arrabbiarsi fa male. Anch’io ti dico: pensaci bene; se fra otto giorni non mi dài una risposta, saprò io il da farsi.

— Fra otto giorni? Ebbene, sia: fra otto giorni vi darò una risposta.