Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/192

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pallido e assonnato; e dopo essersi guardato attorno sbadigliò e domandò che cosa succedeva.

— Non vedi? Son fiori questi? — domandò Predu Maria, accennandogli la pioggia di foglie bruciate. — Ora sarei contento se il fuoco arrivasse fin qui e ti bruciasse l’anima!

— È già bruciata! — rispose Lorenzo, e sbadigliò ancora.

*

L’incendio durò tutta la notte e buona parte del giorno seguente. Da Nuoro salirono molti paesani e le guardie forestali, e assieme coi lavoranti riuscirono a circoscrivere il fuoco tagliando e sfrondando le piante intorno alla tanca, e lanciando sassi e terra contro gli alberi in fiamme. La scena era macabra e grandiosa. Gli uomini rossi e neri alla luce fantastica dell’incendio sembravano piccoli diavoli che invece di spegnere attizzassero il fuoco. All’alba il vento cessò e il cielo si coprì di nuvole come se tutto il fumo vi si fosse raccolto; il tempo quieto favorì lo spegnersi dell’incendio, e ciò parve a Predu Maria un segno della misericordia